Come tutti sappiamo gli etruschi erano molto religiosi e gran parte della loro vita era collegata a manifestazioni culturali.
Fra le aree dell'antica Etruria, il territorio aretino ha restituito molte testimonianze collegate ad aree sacrali, santuari e stipi votive, tali da giustificare l'argomento assegnato alla mostra che si tiene ad Arezzo nell'anno degli Etruschi.
Anche il territorio castiglionese presenta queste caratteristiche e, come abbiamo detto, vi sono rinvenimenti di terrecotte architettoniche e di lastre di rivestimento pertinenti a templi o santuari etruschi nell'area del Cassero e a Montecchio; una stipe votiva è stata ipotizzata nel "deposito" di Brolio, seppur con qualche riserva. Larga era poi la diffusione di antichi culti, forse risalenti alla preistoria e protrattisi fino a pochi decenni fa, verso sorgenti di acque ritenute salutari non solo per le varie malattie ma anche per le angosce, le paure ed i mali dello spirito che affliggevano i nostri antenati. Da Mammi a S. Cristina, dalla Montanina a Brolio, da Orzale a S. Lucia, da S. Nicolò a Montecchio, e in tante altre località del castiglionese, era un susseguirsi di fonti "lattaie", di polle d'acqua e sorgenti molto frequentate fino alla cosiddetta modernità.
In un area con una così alta diffusione dei culti pagani c'era da aspettarsi anche una successiva fiorente e diffusa fede del nuovo Credo Cristiano: e così sarà.
Non abbiamo notizie storiche sulla cristianizzazione del territorio castiglionese. Vi sono però alcuni indizi che ci fanno presumere un precoce arrivo del messaggio cristiano. Primo fra questo citiamo il ritrovamento vicino a Brolio, loc. Ricciotti, insieme ai resti di una villa romana e tardo romana dei frammenti di tegoloni decorati con uno dei simboli utilizzati frequentemente dai primi cristiani: il pesce stilizzato.
Certo, è solo un debole indizio che si collega però all'esistenza, nella medesima località, della chiesa di S. Lorenzo in Brolio che appare nei documenti fin dal 1083 e quindi scompare, presumibilmente assieme all'antico insediamento di cui era l'espressione del culto, quando le condizioni del luogo divennero tali da renderlo invivibile a causa del progressivo impaludamento della vallata. Sia la dedicazione al martire Lorenzo, sia la collocazione in un'area con tante tracce di stanziamenti che arrivavano fino al tardo antico, unite alla vicina presenza di una strada di probabile origine romana collegante Arezzo con la Valdichiana del sud, contribuiscono a farci ipotizzare per la chiesa di S. Lorenzo in Brolio una precoce origine.
Vi è poi la Pieve di S. Ippolito a Rètina oggi chiesa dei Cappuccini. Essa è stata recentemente indagata dalla Soprintendenza Archeologica. I risultati della ricerca ci dicono che la chiesa di S. Ippolito fu costruita su di un'area su cui insisteva un edificio termale tardo romano la cui utilizzazione poteva essere collegata ad una villa signorile oppure ad una " statio " (località adibita alla sosta ed al ristoro di viaggiatori transitanti lungo le strade più importanti.
La stratigrafia ha evidenziato una modifica alle strutture romane avvenuta agli inizi dell'alto medioevo. E' questa l'epoca in cui vennero costruite gran parte delle "chiese matrici" del cristianesimo dette anche " Baptisteria " ed in seguito pievi.
Secondo i vari studiosi è nel corso del II-III secolo d.C. che venne diffuso il cristianesimo nell'aretino, ad opera forse di mercanti, di soldati che tornavano dall'oriente e di schiavi che lavoravano nelle varie industrie poste vicino alla città. Ma è solo nel III-IV secolo che venne pressoché compiuta l'evangelizzazione degli abitanti di Arezzo e fu organizzata la Chiesa cittadina. A questo punto iniziò l'organizzazione ecclesiastica delle campagne che si protrarrà dal IV-V secolo fino agli inizi dell' VIII-IX a causa della refrattarietà delle genti dei villaggi alle idee nuove ed alle innovazioni.
Uno dei primi elementi dell'organizzazione ecclesiastica delle campagne fu la costruzione di alcuni luoghi di culto in cui poter ufficiare ed amministrare i vari Sacramenti, primo fra tutti il Battesimo: da qui il nome di "Baptisteria" dato alle prime chiese. In un documento si accenna alla "Ecclesia ... in qua Baptismum consuetudo est faciendum..." Era proprio l'amministrazione del Battesimo l'elemento fondamentale per designare l'appartenenza ad una determinata circoscrizione. Siccome in questi Baptisteria vi si radunava il popolo, "plebes", non solo per le attività legate al culto ma anche per discutere dei vari problemi inerenti la manutenzione dei ponti, delle strade e di altre infrastrutture , così come per prendere importanti decisioni per la vita della stessa comunità civile, queste chiese dal VII secolo in poi, specialmente nella Tuscia, vennero chiamate PLEBS, pieve, ed il territorio facente parte dell'amministrazione ecclesiastica soggetta ad una determinata pieve fu detto "pleberio" o piviere.
La gran parte delle pievi fu costruita prima della calata dei Longobardi (568 d.C.) e queste sono dette "paleocristiane". Siccome esse furono fra le poche istituzioni che sopravvissero alle numerose invasioni barbariche sono state definite "gli anelli di continuità fra il mondo romano e il medioevo".
Come ben spiegato dal Prof. A. Fatucchi, non tutte le pievi che troviamo nei documenti medioevali sono di origine paleocristiana. Queste vennero fondate con modalità e in zone abbastanza precise. Infatti le chiese paleocristiane erano poste lungo le principali strade, spesso nei "vici" (villaggi) più importanti della circoscrizione territoriale denominata "pagus".
Altre volte esse sorsero nei pressi delle grandi fattorie del basso impero; quasi sempre, comunque, dove era più alto il numero di abitanti di una zona.